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Casa della Fanciulla – Premesse Storiche

La Casa della Fanciulla di Chiusa Sclafani (PA) fu fondata, come Orfanotrofio Femminile, da Fra Innocenzo Caldarera, nato il 01 marzo 1557 a Chiusa Sclafani e morto il 15 dicembre 1631 a Roma, dell’Ordine dei Frati Minori.

Egli aveva raccolto, nel suo paese d’origine e successivamente anche a Roma, nella Corte Pontificia di Papa Urbano Vili, la somma di onze 383 e tari 10, destinata alla costruzione di un ricovero per le orfane povere del suo paese.

L’Istituto, intitolato a S. Anna, sorse accanto all’ex Monastero di S. Rocco, ma il fondatore, non prevedendo un ritorno in patria, affidò il denaro raccolto a Don Lorenzo Gioeni, Marchese di Giuliana e Conte di Chiusa, affinché provvedesse a portare a termine l’opera da lui iniziata.

Nonostante l’impegno del fondatore e una donazione di onze 18 annue fatta dallo stesso Conte Lorenzo Gioeni, le vicissitudini del tempo, la pestilenza e carestia, nonché il pericolo di frane riscontrate nel terreno dove stava sorgendo l’istituto, ostacolarono la prosecuzione delle opere. Gli amministratori comunali del tempo, che avevano donato l’area edificabile dove stava sorgendo l’istituto, nel 1665, con licenza della Curia Arcivescovile di Agrigento decisero di rimandare al futuro la definitiva sistemazione dell’edificio e con i denari delle donazioni costituirono una dote di matrimonio per alcune orfane povere del paese.

Nel 1732, durante una visita pastorale a Chiusa Sclafani, Monsignor Lorenzo Gioeni, Vescovo di Agrigento e discendente del Conte Lorenzo Gioeni, accertato che non era stato osservato lo scopo del fondatore, di dare asilo alle orfane “conviventi ed oranti”, nella sua qualità di Delegato della Sede Apostolica, dispose la prosecuzione dell’opera di edificazione dell’istituto che fu dedicato a Maria SS. Del Lume, detto anche Collegio di Maria, come era in uso a quei tempi.

L’Orfanotrofio Femminile ricevette, quindi, una costituzione giuridica il 20 dicembre 1732 con Bolla di Monsignor Lorenzo Gioeni, Vescovo di Agrigento.

Il trasferimento dell’Orfanotrofio Femminile dall’antica sede, nei pressi di S.Rocco, all’attuale, avvenne il 3 giugno 1792, in seguito al Regio Decreto di Ferdinando I di Borbone, Re delle due Sicilie, del 4 luglio 1791, con il quale si concedeva e donava l’abolito Monastero di S. Leonardo, già dei frati Olivetani, all’Orfanotrofio Femminile di Chiusa Sclafani.

 Il Monastero di S. Leonardo, era stato costruito dai -frati Olivetani tra il 1642 e il 1734, ma nell’anno 1789, per Regio Decreto, la Congregazione dei. P.P. Olivetani fu abolita e quindi nell’anno 1791 il Sovrano concesse la proprietà e l’uso, compreso la chiesa ed il giardino, all’Orfanotrofio Femminile.

Per oltre un secolo l’istituto operò come un Collegio di Maria, assistendo e educando le orfane povere, sotto la guida delle Suore Collegine e di una deputazione laica. Nonostante l’impropria denominazione di Collegio di Maria, l’istituto non alterò la sua natura giuridica di orfanotrofio femminile ed, infatti, in forza della legge 3 agosto 1862 l’istituto fu riconosciuto Opera di Pubblica Assistenza e Beneficenza.

Successivamente con R.D. del 10 febbraio 1884 l’Orfanotrofio Femminile fu riconosciuto Ente Morale, con l’approvazione dello Statuto della Pia Opera da parte di S.M. Umberto I e con la controfirma del Ministro De Pretis.

Con il passare degli anni ci si rese conto che l’edificio dove aveva sede l’istituto era sproporzionato rispetto le esigenze delle ragazze orfane, ricoverate, cosicché si decise di estendere i servizi resi anche agli anziani soli e agli invalidi del lavoro. Nel 1905, a questo scopo, con delibere dell’Orfanotrofio Femminile del 18 ottobre 1905, dell’Ospedale di Chiusa Sclafani del 30 ottobre 1905, della Congregazione di Carità del 11 novembre 1905 e del Comune di Chiusa Sclafani del 15 novembre 1905, con l’intento di riunire tutte le opere di assistenza e beneficenza esistenti nel comune, si determinò la fusione dell’Ospedale, dell’Orfanotrofio femminile e del ricovero per anziani e disabili, creando un unico grande istituto, dove con appositi accorgimenti, si potessero rendere assistenza e beneficenza alle orfane ed m locali separati ad anziani e invalidi di ambo i sessi. Nella seduta del 27 ottobre 1906, la Prefettura di Palermo, pur riconoscendo il lodevole intento dei proponenti autorizzava non la fusione ma la federazione dell’Ospedale, dell’Orfanotrofio ed annesso Ospizio, mantenendo separato il relativo patrimonio.

Nella seduta del 30 dicembre 1906, il Sindaco di Chiusa Sclafani, Notaio Pietro Lo Cascio, il Presidente dell’Orfanotrofio Sig. Vincenzo De Pace, il Presidente dell’Ospedale Dott. Salvatore Maniscalco e il Presidente della Congregazione di Carità, Luigi Lombardi, appositamente riuniti, preso atto dell’autorizzazione alla federazione, rilasciata dalla Prefettura di Palermo, avviarono tutte le procedure necessario a rendere operativo il funzionamento delle istituzioni federate. Nonostante gli sforzi prodotti dagli amministratori del tempo, per rendere operativa questa federazione, le difficoltà di ordine pratico e burocratico furono insormontabili cosicché l’Ospedale e l’Orfanotrofio, con annesso ospizio, furono costretti ad operare separatamente.

Nel frattempo, le due guerre mondiali e l’inflazione che ne derivò, annullarono le rendite dell’Opera Pia e dell’Ospedale, costituite da Titoli di Stato, Censi e Canoni di piccola entità, cosicché l’Ospedale a poco a poco cessò l’attività e l’Orfanotrofio con annesso l’Ospizio ridusse notevolmente il proprio intervento. Dal 1929 al 1950, il vasto fabbricato dove ha sede l’ente fu occupato dal Comune, per ospitarvi le scuole elementari e l’Ente fu relegato solamente in una parte del Monastero. Dopo il 1950, tornati liberi i locali dell’Opera Pia, alcuni emeriti cittadini iniziarono nuovamente a dedicare le loro attenzioni alla rinascita della federazione tra le opere di carità di Chiusa Sclafani e per prima cosa provvidero a ratificare la federazione delle Opere Pie con la stesura dello Statuto che ricevette l’approvazione dalle Autorità Tutorie con decreto Prefettizio n° 23690 del 20 luglio 1951.

Anche questa volta, nonostante l’impegno profuso da numerosi emeriti cittadini di Chiusa Sclafani, sorsero numerose difficoltà di ordine burocratico che non resero possibile riavviare l’attività dell’Ospedale, mentre l’Orfanotrofio, con annesso Ospizio, iniziò a svolgere l’attività di assistenza e beneficenza in favore delle orfane, degli anziani e dei disabili, soprattutto in virtù dell’impegno personale di numerosi cittadini e di cospicue donazioni in favore dell’ente fatte da alcuni membri della famiglia LO CASCIO MANGANO. Attività che è continuata fino alla data odierna e che è stata temporaneamente sospesa per adeguare il complesso monumentale dove ha sede l’Ente alla recente normativa nazionale e comunitaria che regola le attività delle istituzioni pubbliche di beneficenza ed assistenza.

Infine, è doveroso fare cenno alle Congregazioni Religiose che hanno collaborato l’Amministrazione dell’Ente nello svolgimento delle attività socio-assistenziali in favore dei bisognosi. Dopo le Suore Collegine, già menzionate, dal 1939 al 1956 operarono presso l’Ente le Suore Teatine. A queste seguì un intervallo di tempo di circa quattro anni, durante il quale, in attesa di individuare una nuova Congregazione Religiosa disposta a supportare il personale laico nello svolgimento delle attività, intervennero delle Signorine del paese che, gratuitamente e volontariamente, si dedicarono all’assistenza di fanciulli ed anziani ricoverati presso l’Istituto.

Nel 1960 le volontarie furono supportate dalle Suore di Maria SS. Incoronata che rimasero presso l’Ente fino al dicembre 1961. Nel gennaio 1962, dopo che queste ultime Suore furono richiamate presso la Casa Madre, venne stipulata nuova convenzione con le Suore Eucaristiche di S. Vincenzo Pallotti, con Casa Madre in S. Prisco (CE), che fino ad oggi hanno operato, con dedizione e grande professionalità, dentro e fuori l’Istituto, riscuotendo la stima e l’affetto di tutta la cittadinanza.